sabato 17 dicembre 2011

Articolo Clessidra Luglio 2010

SCUOLA MEDIA: UNO SCEMPIO SENZA PRECEDENTI

CASTEL DI SANGRO - Corridoi impercorribili, intere aule messe a soqquadro, finestre rotte, mura imbrattate, sedie, computer, cattedre e servizi igienici distrutti, archivi letteralmente sottosopra. Quella che dovrebbe rappresentare la palestra dell’adolescenza si trasforma in un vero e proprio campo da guerra. Le immagini sono spaventose, la devastazione è totale. E’ questo lo scenario, risalente agli inizi di giugno e documentato dalle telecamere della web TV locale “Eco del Sangro”, della scuola media Adamo Petrarca di Castel di Sangro.
Circa 80.000 euro di danni provocati da un gruppo consistente di ragazzi minorenni, che per circa un mese hanno potuto entrare ed agire indisturbati all’interno dell’edificio -dichiarato inagibile da quella che è stata la data più drammatica per l’intero Abruzzo, il 6 aprile 2009-, scatenando su di esso una violenza ed una ferocia inaudite.
Da questa brutta vicenda emerge il ritratto di una comunità visibilmente timorosa, che tenta di celare le sue preoccupazioni dietro atteggiamenti e dichiarazioni che mirano prima di tutto a discolparsi in prima persona riguardo il fattaccio. Le affermazioni di alcuni genitori, direttamente coinvolti e non, che denunciano una presunta disparità di trattamento da parte dei professori nei confronti dei ragazzi, più che un’arringa difensiva mirata allo scagionamento dei propri figli, sembrano un disperato tentativo -forse comprensibile, ma comunque fuori luogo- di spostare l’attenzione su quello che non può essere considerato il movente principale di una simile sciagura.
Di contro, se si domanda alle autorità locali come mai, a distanza di oltre un anno dalla chiusura e dopo ripetute sollecitazioni da parte del dirigente scolastico, tutte le attrezzature fossero state lasciate nella scuola ormai inagibile e perché fosse così facile accedere liberamente all’istituto –già l’anno scorso si era verificato il furto di alcuni computer da parte di ignoti-, queste si appellano al mancato senso civico dei responsabili, sostenendo che non si sarebbe potuto far nulla in nessun caso, né per evitare le intrusioni, né tantomeno per spostare il materiale in un altro luogo, manifestando un’evasività che ricorda tanto il pilatesco “Me ne lavo le mani” dello storico prefetto e giudice romano.
Insomma, pare evidente che ci sia il bisogno di scongiurare il serio rischio che questo clima di deresponsabilizzazione generale finisca alla lunga per insabbiare una vicenda senza precedenti, dai risvolti barbarici, che non può e non deve in nessun modo essere etichettata come una semplice “ragazzata”.

Carlo Graziani

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