Referendum 12 e 13 giugno: l’Italia vota SI’ e dice NO!
Abrogate le norme su nucleare, legittimo impedimento, privatizzazione e profitti dei servizi idrici
La notizia sensazionale potrebbe essere riassunta già dalla prima parte del titolo. L’Italia vota. Sono ventisette milioni gli italiani che hanno espresso la loro volontà di bocciare, pressoché all’unanimità, i decreti promossi dall’attuale maggioranza. Gli esiti dei quattro quesiti referendari parlano chiaro: quorum ampiamente raggiunto con il 57.04% di affluenza alle urne, vittoria del SI in tutti e quattro i casi con percentuali che abbattono la soglia del 90%. Un duro colpo inflitto al governo Berlusconi, l’ennesimo degli ultimi mesi, dopo la “spallata finiana” con conseguente formazione del Terzo Polo e la sconfitta nelle elezioni amministrative in molte delle città più importanti d’Italia, su tutte la “sua” Milano, oltre a Bologna, Cagliari, Torino e Napoli.
I risultati del Referendum popolare lanciano segnali significativi allo scenario della politica italiana. Innanzitutto, i cittadini hanno deciso di imprimere una direzione precisa al Paese – seppellendo le velleità di investimento nel nucleare e di privatizzazione dei servizi idrici – e alla sua guida – respingendo la possibilità per le alte cariche dello Stato di avvalersi del legittimo impedimento –. In un’epoca, questa, di sempre crescente sfiducia e disinteresse nei confronti di una politica che spesso accantona il bene comune e l’etica distinguendosi solo per scarsa condotta morale e personalismi, il voto del 12 e 13 giugno può essere interpretato come un vero e proprio avvertimento alla classe dirigente: “Noi non ci stiamo”. Del resto, questo clima di insoddisfazione generale avrebbe dovuto rappresentare la cornice ideale per la diffusione del pericoloso fenomeno dell’astensionismo – peraltro discutibilmente e pubblicamente incentivato dagli esponenti della maggioranza nei giorni precedenti al voto – che avrebbe portato alla cancellazione del referendum, qualora non si fosse superato il quorum del 50% + 1. E proprio questo è un altro aspetto rilevante. La risposta degli italiani con l’affluenza alle urne, è uno schiaffo a quanti hanno predicato e praticato un atteggiamento di astensione, con il preciso intento di invalidare i quesiti referendari, piuttosto che esprimere un parere favorevole. Insomma, un gran bel paradosso, quest’ultimo, se non fosse stato ampiamente prevedibile alla vigilia il fatto che il mancato raggiungimento del quorum sarebbe stato l’unico modo per sconfiggere l’esercito del SI e mantenere invariati dei decreti fortemente impopolari. Il Referendum è uno dei più diretti strumenti di democrazia partecipativa, e per questo motivo non commettono errori di valutazione coloro che, analizzando gli esiti elettorali, parlano di “vittoria della democrazia”.
L’auspicio per un Italia che – prendendo in prestito un’espressione mameliana – “s’è desta”, è che la classe politica dirigente recepisca gli impulsi provenienti dai cittadini ed inizi ad agire in ottemperanza ad essi: archiviando la strada dell’energia nucleare in favore di un aumento di forze e investimenti in fonti di energia alternative (prime fra tutte quelle rinnovabili) e ponendo fine al tanto interminabile quanto irridente balletto giudiziario, con cui il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi elude sistematicamente i procedimenti penali a suo carico. Per il bene del Paese, per una questione di uguaglianza, per un atto di credibilità di fronte alla volontà degli italiani.
Carlo Graziani
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