sabato 17 dicembre 2011

Articolo Clessidra Ottobre 2010

Piano di riordino ospedaliero, viaggio oltre proclami e luoghi comuni
CASTEL DI SANGRO – Il  30 luglio 2010, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ed il Ministero della Salute hanno approvato il Piano Operativo di riordino ospedaliero in Abruzzo, presentato dal presidente della Regione – nonché commissario alla Sanità – Gianni Chiodi, da Giovanna Baraldi – nominata  sub commissario direttamente dal Governo – e dall’assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni. La notizia ha scatenato nei giorni seguenti le proteste, più o meno decise, di molti comuni abruzzesi, che hanno visto nella riorganizzazione sanitaria una minaccia per i tagli ai piccoli ospedali e di conseguenza un pericolo che lede il Diritto alla Salute,  sancito dalla nostra Costituzione. Per comprendere meglio i molteplici risvolti di questa vicenda, è necessario entrare nel dettaglio di questo tanto discusso documento.
Il piano di riordino prevede la rimodulazione della rete sanitaria regionale in base al Fabbisogno di prestazioni ospedaliere e la conseguente definizione dei posti letto ad esso correlati. Il criterio scelto per calcolare tale Fabbisogno, è stato quello delle “criticità” rilevate nella Analisi della Domanda e dell’Offerta dell’anno 2008, cui sono state apportate tutta una serie di correzioni mirate all’accrescimento dei ricoveri in regime ambulatoriale e di Day Hospital, a discapito di quelli ordinari, in maniera tale da giustificare ed ammortizzare l’inevitabile diminuzione del numero dei posti letto per acuti, che, secondo quanto previsto dal Piano, ammonta a 718 posti letto da tagliare nelle Strutture Pubbliche (si passa dai 3964 p.l. del 2008 a 3246 p.l.) ed a 122 nelle Strutture Private (dai 675 p.l. del 2008 a 553 p.l.).
Al fine di garantire a tutti i cittadini abruzzesi la stessa facilità di accesso e soprattutto la stessa qualità di servizi, tale Piano di riordino propone la riprogettazione del Sistema Sanitario Regionale secondo il concetto di Rete Integrata di Servizi, la cui realizzazione si concretizza con il modello operativo “hub & spoke”. Si tratta di un modello molto centralizzato che prevede che la produzione dell’assistenza ospedaliera  più complessa sia concentrata solo nei centri di eccellenza (detti, per l’appunto hub) e che vi sia un’organizzazione integrata di invio dei pazienti dai centri periferici sotto-ordinati (spoke). In sostanza, questo tipo di organizzazione necessita di una grande cooperazione tra i nosocomi secondo i diversi livelli di complessità dei loro compiti, oltre che di una notevole facilità di mobilità degli operatori sanitari rispetto a quella degli utenti dei servizi, i cittadini. Ciò che desta più di una perplessità, oltre al fatto che il Piano di riordino è stato presentato direttamente al Governo, senza esser stato prima oggetto di discussione fra i sindaci e le istituzioni locali e regionali, sono i criteri di calcolo del Fabbisogno e dei posti letto, che si basano su alcuni “standard” relativi ad altre regioni italiane e su delle raccomandazioni contenute nel Patto della Salute del 2009, e che pertanto sembrano tenere in scarso conto gli effettivi bisogni e le esigenze della popolazione abruzzese. Inoltre il modello hub & spoke richiede una rapidità di collegamento ed una tempestività di accesso ai vari punti della Rete, che andrebbe prima assicurata, soprattutto su un territorio orograficamente problematico come quello dell’Alto Sangro, montano disagiato e distante dai grandi centri urbani.
In termini di numeri, il Programma di riordino sancisce la disattivazione di 6 ospedali: Pescina, Tagliacozzo, Casoli, Guardiagrele, Gissi e San Valentino, e la relativa creazione di una Rete Integrata di 16 Presidi, di cui 4 di alta complessità (Pescara, Chieti, L’Aquila e Teramo) e 12 di media o bassa complessità (tra cui rientra quello di Castel di Sangro). Inoltre il Piano preannuncia il taglio di altri due ospedali entro il 2011: uno verrà riconvertito in Presidio di Riabilitazione (quello di Popoli), mentre un altro (non viene indicato quale) sarà caratterizzato da una “gestione pubblico-privata”.
Per quanto riguarda l’ospedale di Castel di Sangro, la situazione che traspare da un’attenta lettura del Piano, non è di certo rosea, in quanto l’assegnazione di soli 40 posti letto indistinti per Medicina Generale e Chirurgia, non garantisce il mantenimento di alcuni reparti fondamentali che hanno rappresentato negli anni dei punti di forza del nostro nosocomio. Non più di qualche mese fa si parlava della creazione di un polo di eccellenza ortopedico per la traumatologia – relativa in gran parte agli sport invernali – mentre ora si scopre che l’Unità Operativa complessa (cioè provvista di un primario in loco) di Ortopedia non sarà più funzionante, in quanto il Piano prevede al massimo tre U.O. complesse per A.S.L. (che in questo caso saranno ovviamente quelle di Sulmona, Avezzano e L’Aquila). Inoltre il reparto di Ostetricia, “temporaneamente” sospeso dal 2007, è stato definitivamente chiuso, poiché, sempre secondo le direttive del piano, le uniche Unità Operative previste, sia complesse che semplici, devono svolgere non meno di 500 parti l’anno (cifra inarrivabile per il nostro comprensorio, a meno che non si verifichi un improvviso blackout generale di tutti i televisori delle famiglie della zona). Altro aspetto rilevante per le sorti dell’ospedale di Castel di Sangro, è quello relativo alla funzione che verrà destinata al Pronto Soccorso. Il Piano di riordino, infatti, stabilisce che “Nei presidi di bassa complessità, dove sussistono Aree Indistinte di Medicina e Chirurgia (come quello di Castel di Sangro ndr), è presente il Punto di Primo Intervento per il quale sono necessari unicamente ambienti e dotazioni tecnologiche atti al trattamento delle urgenze minori ed a una prima stabilizzazione del paziente ad alta complessità, al fine di consentirne il trasporto nel Pronto Soccorso più appropriato”. Ciò significa che anche il Pronto Soccorso viene declassato in luogo di un Punto di Primo Intervento, che fungerà semplicemente da luogo di trasporto dei malati, dopo una prima sommaria assistenza, al più vicino centro di Pronto Soccorso, spoke e hub a seconda della gravità della patologia (codice giallo o codice rosso). Analogo discorso va fatto per il reparto di Terapia Intensiva, che non risulta adeguatamente tutelata dal Piano.
Insomma, se ci si attiene a quanto traspare da questo Piano di riordino, le numerose preoccupazioni della popolazione e di alcune autorità regionali appaiono più che legittime; questi sono i fatti e purtroppo, come recita un saggio proverbio latino, verba volant, scripta manent.


Dotazione posti letto Ospedale di Castel di Sangro


Unità operativa
Anno 2005
Anno 2006
Anno 2007 (I TRIM)
RIMODULAZIONE ASL
(L.R. N.6/2007)

PIANO RIORDINO 2010
Cardiologia
3
3
3

20

20
Endocrinologia
2
2
2
Medicina generale
19
13
7
Chirurgia generale
20
16
14
15


20
Ortopedia e traumat.
18
14
10
12
Terapia intensiva
4
4
4
3
Ostetricia e gineceo.
14
12
12
10
Pediatria
3
3
3
5
Lungodegenza
6
5
4
10
0

TOTALE


89

73

59

78

40


Carlo Graziani

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